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Come gestire la rabbia in 3 mosse strategiche!

gestire la rabbia in 3 mosse

Un vecchio argomento

La gestione della rabbia è un argomento di cui si è sempre parlato. Basta farsi un giro su Google per reperire tutta una pletora di consigli che spaziano dal training autogeno allo sbucciarsi le nocche sul cemento armato.

La verità è che quando ti incazzi non ci sono accorgimenti che tengano: ogni centimetro intorno a te divampa come se una scintilla avesse innescato la combustione di un gas altamente infiammabile. All’improvviso sei un super sayan di quarto livello (anzi, se hai seguito la saga di Dragon Ball, sei più quel gorillone incontrollabile che distrugge tutto).

gestire male la rabbia

E’ per questo che oggi vorrei parlarti di due strategie tra loro correlate che, al contrario di molte altre, esplicano la loro efficacia in maniera proattiva, ovvero entrano in funzione prima che si manifesti un eventuale episodio collerico.

Sei pronto?

Un papà moderno

Non ci sono santi: una domenica al mese mi tocca restare a casa con i due pupi perché mia moglie ha il turno nel centro dove lavora.

Ora non so se riuscite a immaginare la situazione, ma io quel giorno lo coloro di nero sul calendario.

Sono queste domeniche a mettere in luce le mie vere debolezze.

Sono molto bravo a parlare di come motivarsi la mattina, delle tecniche per raggiungere i propri sogni o organizzare gli impegni che delego agli altri; posso essere un nerd della comunicazione efficace e un dispensatore efficace di consigli e pillole per il raggiungimento della felicità.

Ma quando Sara ha il suo bel turno di dieci ore nel giorno in cui anche il Signore decise di riposarsi, mi è molto facile prendere tutto quello che predico durante la settimana e buttarlo nel cesso.

C’è anche da dire che questa volta credevo di aver fatto grandi progressi. Mi sentivo pronto: tanto che ho risparmiato a mia moglie i soliti piagnistei, ripetendomi che ce l’avrei fatta.

In fondo si trattava di una domenica, e il fatto che mi fossi lasciato un mare di cose da fare al computer era un piccolo particolare superfluo.

Devo ammettere che è andato tutto bene, almeno fino alla seconda parte del pomeriggio.

Il disordine si accumulava al suolo come la neve sul monte bianco, è vero, ma tutto sommato sono riuscito a nutrire entrambi i miei figli, cambiare i loro pannolini sudici, metterli a nanna e le solite cose.

gestire la rabbia nel disordine

Fino alle diciassette ho anche sbrigato alcune delle faccende che mi portavo dietro dal sabato e, se posso dirtelo, mi sentivo ottimista: le otto non erano poi così lontane.

Un furore antico

La situazione è precipitata verso le diciotto. Il più piccolo ha iniziato a piangere e ha continuato ininterrottamente per altre due ore, il cane ha evacuato prima in camera da letto, poi, non pago del risultato, anche in cucina. Tommaso, il più grande, ovviamente non se n’è accorto e ci è andato sopra con i piedi nudi.
Tutto questo si è consumato sotto le urla isteriche di Emanuele.

Mi ricordo ancora la scena: il computer sopra le ginocchia, ero intento a riscrivere per la quinta volta un misero paragrafo di un post da pubblicare l’indomani. All’inizio ho avvertito il caldo irradiarsi dalle dita delle mani su fino alla radice dei capelli.

Poi all’improvviso Tony Robbins è morto e sono diventato una bestia.

non gestire la rabbia

Quando è tornata mia moglie l’ho supplicata piangendo di non andare più via.

Alla radice dell’ira

L’esperienza di quel pomeriggio è stata oggetto di lunghe introspezioni durante i giorni a seguire.

Continuavo a chiedermi per quale motivo avessi perso la pazienza tirando fuori il peggio di me. Sì, è vero: le circostanze non erano state proprio favorevoli, e ci sta che ogni tanto ci salta la mosca al naso.

Tuttavia ero convinto che esistesse una spiegazione più profonda, qualcosa che prescindesse dal contesto di quel pomeriggio: finalmente sono arrivato a comprendere che alla radice della mia rabbia c’erano le mie aspettative.

Puoi mettere in atto tutte le strategie anti collera che leggi su Focus, ma ricorda che quelle sono solo delle pezze per rammendare uno stato emotivo già alterato.

Un po’ come prendere l’aspirina quando hai il raffreddore: aiuta a calmare  i sintomi, ma non cura l’infezione!

Se vuoi evitarti un incontrollabile scatto d’ira, non devi far altro che lavorare d’anticipo rimodulando le tue aspettative!

Ciò che vedo io NON è la realtà

Nel caso di quella domenica infausta il mio errore è stato aspettarmi di portare a termine tutte le faccende che avevo da sbrigare, senza mettere in conto la presenza (e le necessità) dei miei figli.

E quando nel pomeriggio le cose sono andate diversamente da quanto avevo previsto, non sono stato capace di adattarmi alla realtà, con il risultato che ormai conoscete.

Quindi, il primo consiglio di oggi è:

Quando fai programmi, valuta bene le circostanze.

In particolare chiediti se le circostanze in cui ti troverai potranno in qualche modo influenzare le tue azioni, mettendo in discussione il raggiungimento degli obiettivi che ti sei prefissato.

In caso positivo, ti consiglio caldamente di rivedere la tua strategia prima che ti costringa a farlo la realtà.

gestire la rabbia è come giocare a scacchi

Sii pessimista

Una volta che hai identificato e pesato ogni contingenza, abbassa all’esagerazione l’asticella della tua aspettativa.

Nel mio caso, avrei potuto dirmi:

“Domani non riuscirò a dedicarmi ai miei progetti, quindi o sbrigo oggi tutte le mie faccende, o mi sveglio alle 5 e lo faccio prima che mia moglie vada a lavoro, o mi metto l’anima in pace. Se poi trovo anche solo un momento libero per fare qualcosa, sarà grasso che cola”.

Vuoi scommettere che così mi sarei risparmiato tutta la frustrazione di quella maledetta domenica?

Non solo, se nell’arco delle dieci ore in cui sono rimasto solo con la prole avessi avuto anche una sola fugace occasione per concentrarmi sul mio lavoro, lo avrei preso come un trionfo!

Quindi, permettiti di essere pessimista: in circostanze come queste, considerarti out sin da subito non può che giovare al tuo benessere psico-fisico. Vedila anche come una strategia per evocare quel senso di urgenza di cui tanto abbiamo parlato (qui e qui) che ti esorta a non procrastinare!

Monitora la tua rabbia!

No, non ti sto dicendo di attaccarti alla testa gli elettrodi di un elettroencefalografo, ma di riconoscere che molti episodi collerici seguono dei pattern ridondanti: tendiamo, cioè, ad incazzarci sempre nelle stesse situazioni.

Il segreto per un’esistenza più tranquilla (e longeva) sta nell’individuare preventivamente le situazioni che di solito ci fanno arrabbiare e lavorare da subito sulle nostre aspettative a riguardo.

Un esempio tratto dalla vita di tutti i giorni : se sai già che quell’ora di traffico quando rincasi la sera ti fa andare in bestia, o esci prima da lavoro, o rimoduli l’aspettativa di arrivare a casa in orario. Tanto non ce la farai: è inutile! Quindi riprogramma la tua routine, mettendo subito in conto che ti ci vorrà più tempo. (Poi se proprio vuoi diventare il Dalai Lama potresti provare a prevedere in anticipo tutte le sfighe del mondo: un incidente in tangenziale che ti blocca in coda per tre ore, la rottura improvvisa della cinghia di distribuzione, gli alieni…)

Ricapitolando, se vuoi gestire la rabbia in maniera efficace (prima di arrabbiarti!) devi:

  1. Valutare bene tutti gli aspetti contingenti;
  2. Rimodulare in chiave “pessimistica” le nostre aspettative riguardo quella determinata situazione (o persona);
  3. Godere dei piccoli traguardi raggiunti oltre ogni plumbea previsione

Cosa mi dici di questa strategia? Hai mai provato a lavorare sulle tue aspettative per ridurre la tensione di una situazione stressante? Scrivilo nei commenti!

A presto,

Filippo

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