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Smettila di litigare con questi 5 consigli (e una filosofia che dovresti abbracciare)!

SMETTERE DI LITIGARE

Nell’ultimo articolo ti ho presentato una tecnica proattiva per la gestione della rabbia, che si focalizza sulla modulazione delle tue aspettative riguardo una determinata situazione.

Anche oggi voglio partire da un esempio tratto dalla mia esperienza per discutere con te un altro argomento fondamentale: come gestire la nostra ira con un’altra persona?

Sei pronto?

Una telefonata che non mi aspettavo

 

Ore 19:30 circa. La persona con cui sto amabilmente conversando al cellulare se ne esce con una frase circa un pagamento che a suo dire le avrei dovuto. Colto totalmente alla sprovvista, non le faccio notare sin da subito il mio disappunto e la telefonata si conclude dopo qualche minuto.

Puoi solo immaginare come siano andate per il resto della serata. Per fartela breve sono stato continuamente a rimuginare sulle intenzioni del tipo con cui avevo parlato, sicuro che mi volesse in qualche modo fregare.

A questo punto la mia amata rabbia non si è fatta certo aspettare: non solo verso il mio interlocutore, ma soprattutto nei miei confronti. Per quale ragione non lo avevo fermato subito con un bel:

“Amico mio, ma che diavolo stai dicendo?!”.

Questi pensieri hanno cominciato a lambirmi la corteccia pre frontale come la marea di mont saint Michel, tanto che poco dopo l’ora di cena ero preso da una legione di demoni.

quando il litigare ti sale come una marea

Alle nove e mezzo ero pronto a chiamarlo per dirgli senza mezzi termini che così non si faceva. Che poteva pensare di fregare altri clienti perché io un briciolo di cervello lo avevo! Piccolo, per carità, ma gliel’avrei fatta vedere, se non si rimangiava tutto quello che aveva detto. Altri soldima io, io, io

IO.

Se quella sera avessi presi mano al mio telefono, quello che ho sempre ritenuto un buon rapporto di lavoro probabilmente avrebbe cessato di esistere. Per sempre.

Fidarsi è meglio

Punto e basta.

Ho voluto sposare questa filosofia più di un anno fa e devo ammettere che ancora non sono rimasto deluso. Perché è vero che ci sarà sempre chi ti vorrà fregare, ma se questa paura ti spinge a montare le inferriate alle finestre, uno non potrai mai goderti il panorama, e due, senza accorgetene finirai per trovarti rinchiuso in una prigione che ti sarai costruito da solo!

Se decidi consapevolmente di donare sempre la tua fiducia all’altro, alla fine del tuo percorso capirai di aver versato un bicchiere di fregature in un oceano di occasioni propizie.

litigare con la pecora nera

Quindi, primo consiglio di oggi:

Pensare sempre bene dell’altro.

Riprendiamo adesso la mia telefonata: perché non ho manifestato subito la mia perplessità?

Non mi sono fidato!

La sensazione che il mio interlocutore mi stesse deliberatamente cercando di fregare mi ha disarmato. Un po’ come quando qualcuno ti allunga una mano sulla coscia con estrema nonchalance: la tua reazione è soffocata dalla sorpresa e dall’imbarazzo per un gesto tanto inaspettato.

E’ quasi sicuro che uno che ti palpa sull’autobus non abbia buone intenzioni: non hai bisogno di dargli la tua fiducia per capirlo.

Ma nel mio caso ammetto che mi sono scordato di applicare la filosofia, lasciandomi influenzare da un giudizio totalmente infondato, con il risultato di aver rischiato un rapporto di lavoro ed essermi rovinato una serata insieme alla mia famiglia.

Non fidarsi dell’altro nuoce solo alla tua salute!

Tutti hanno ragione

Togliti dalla testa lo stereotipo del cattivo per antonomasia: quel personaggio della letteratura o del cinema che fa il bastardo sapendo di agire per conto del male.

Tutti, da Adolf Hitler a Gandhi, passando per papa Francesco e Kim Jong Un hanno creduto e credono di essere dalla parte giusta. Secondo il loro punto di vista, insomma, hanno ragione.

Ci fa molto comodo pensare al Führer come a un mostro senza alcuna coscienza, ma non è così: nessuno al mondo fa qualcosa in cui non crede.litigare con Hitler non è una buona idea

Quindi, partendo da questo concetto scomodo, ti invito a far tuo questo pensiero:

non devi comprendere le ragioni del tuo prossimo per capire se ti puoi fidare di lui, ma fidarti di lui per arrivare a comprendere la sue ragioni!

Nella stragrande maggioranza dei casi ogni litigio nasce da un malinteso: una semplice incomprensione che avremmo potuto evitare se solo avessimo riconosciuto da subito la fallibilità dello strumento comunicativo.

Questo lo vediamo chiaramente quando indoviniamo il tono di un messaggio scritto e magari ce la prendiamo con il nostro partner attribuendogli un atteggiamento che non risponde alla realtà.

Ma possiamo mal interpretare anche il suono della voce al telefono, o la comunicazione gestuale di chi ci sta parlando a un metro di distanza: fino a che, insomma, faremo affidamento solo al nostro filtro percettivo, dovremo accettare la possibilità, nemmeno troppo remota, di prendere una cantonata dalle conseguenze imprevedibili.

Cinque regole per evitare di arrabbiarti!

Regola 1

STOP! Se mentre parli con qualcuno non ti è chiaro un punto o, peggio, qualcosa non ti torna e provi un’improvvisa sensazione di sfiducia nei confronti della persona con cui ti stai interfacciando, ferma tutto!

Se hai lavorato bene nel dare per scontate le buone ragioni del prossimo, anche il tuo atteggiamento nel manifestare la tua perplessità non suonerà ostile alle orecchie del tuo interlocutore.

Mettiamo però che non riesci a rispettare questa regola e ora ti ritrovi a ruminare le riflessioni come una mucca triste e annoiata.


Non riesci a concentrarti, sei agitato e tendi a riversare la tua frustrazione su tutto ciò che ti circonda dalla tua famiglia, ai tuoi colleghi, financo il povero cagnolino che non si decide a fare la pipì e si aggira qua e là annusando ogni pianta del cortiletto sotto casa.

In sostanza hai due modi per interrompere questa catena di rabbia inconcludente che blocca il 90% delle tue funzioni mentali: o riprendi in mano il telefono e chiarisci sin da subito la tua posizione (cosa che potrebbe sfociare in un litigio apocalittico), o ti siedi a tavolino e butti giù qualche riga. Ti consiglio di seguire la seconda opzione!

Regola 2

La filippica. Dai libero spazio alla tua rabbia: sputa sul foglio tutti i peggiori improperi che ti vengono in mente. Non censurarti e, soprattutto, non ti scandalizzare di quello che scriverai. Quando ti senti svuotato puoi passare allo step successivo!

non litigare con lui

Regola 3

Brainstoming. Lo scopo di questo secondo esercizio è entrare nei panni della persona in oggetto per arrivare a comprendere le sue motivazioni. Comincia a disegnare il background del tuo interlocutore, provando a indovinare ciò che lo ha spinto ad agire nel modo che ti ha fatto arrabbiare. Tieni a mente che non devi per forza azzeccarci, mica sei un indovino. L’esercizio serve solo a te per rafforzare quel sentimento di fiducia che si è incrinato.

Quando hai scritto almeno un motivo logico che spieghi da un punto di vista diverso le parole (o le azioni) che ti hanno fatto arrabbiare, rileggilo più volte e goditi la sensazione di benessere che ne conseguirà.

Regola 4

“Ha da passà ‘a nuttata”. Eduardo de Filippo aveva ragione! Anche se ora sei più calmo, scegli di dormirci sù: non avverti più quel bisogno immediato di chiarire le cose.

Regola 5

La resa dei conti! Il giorno dopo programma la tua telefonata come l’impegno più importante della giornata (urgente-importante per rifarci alla matrice di Eisenhower che abbiamo visto in questo articolo).

Prendi un bel respiro e… attiva la chiamata!

scegli la via del non litigare

Non ti dilungare troppo coi convenevoli, arriva dritto al punto: vedrai esplicarsi il frutto dell’atteggiamento positivo coltivato la sera prima e ti risulterà facile trovare quel tono conciliante di cui hai bisogno!

Facile no?

Forse non proprio, ma ti garantisco che se applichi bene le regole 2 e 3 e accetti di lasciar passare almeno dodici ore, avrai il controllo della situazione e il tuo rapporto con la persona in questione ne uscirà rinforzato!

Come ti comporti quando nasce un incomprensione? Sei bravo a catturarla sul momento o ti abbandoni alla frustrazione dei “perché non gliel’ho detto subito?”?!

Se avrai modo di applicare questa strategia, fammi sapere com’è andata!

A presto,

Filippo

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